Metto a punto piani ad hoc per promuovere libri o prodotti editoriali.
Sono giunta alla conclusione che sia meglio autopubblicarsi e promuoversi bene che vedere l’isbn sul proprio libro, ma non vedere questo in libreria o vederlo solo per pochi giorni e poi seguirlo con la coda dell’occhio andare al macero.
Regalando il proprio libro online e promuovendolo adeguatamente ci si crea un pubblico, che tra l’altro è l’unico biglietto da visita interessante per le case editrici che non chiedono contributi all’autore (e che tuttavia vogliono essere sicure di riuscire a venderlo).
Come ha detto bene Richard Nash, “… più passa il tempo più gli scrittori dovrebbero imparare a scegliere compagni di viaggio non basandosi sul “contenitore del contenuto” ma basandosi sulla capacità di dare un “contesto” al contenuto”… Il partner giusto è quello in grado di mettere l’autore in contatto con più lettori possibile”.








Le possibilità nella comunicazione sono infinite, ma penso che lo scrittore debba concentrasi sulla scrittura e lasciare la promozione a un suo fan (non promuovo mai qualcosa in cui non credo) competente in materia. Ho visto troppi scrittori diventare social network addicted e non riuscire a scrivere più di 140 caratteri degni d’essere letti!
Grazie della considerazione.
Io credo che prima di pubblicare un libro, per evitare che le copie vadano quasi tutte al macero, con conseguente danno all’ambiente, uno scrittore dovrebbe creare una specie di “effetto evento” sulla sua storia, in modo da crearsi una minima fascia di lettori che siano poi interessati al libro.
Giuliano da linkedin
Mi piacciono molto i temi che tratti!