La Sellerio – come dice lei stessa – ha sempre voluto essere “non nicchia, ma soggetto“. Il soggetto è un punto di vista da cui guardare e attingere al mondo, e non un luogo in cui proteggersi o isolarsi da esso.
La cultura che nasce nel suo cappello è una cultura delle idee in forma di cose belle. In un periodo in cui tutto (l’arte in testa) era politico, importante, assolutistico e ostentatamente povero, l’impegno, la “militanza” della Sellerio è invece implicito e sta nella capacità di intessere, un autore dopo l’altro, le “idee” (non ideologie) in un materiale vivo e cangiante, che mantiene la leggerezza dell’umanità considerata nel suo senso più ampio e inclusivo e cura la forma al pari della sostanza.
Quel che doveva essere, nelle intenzioni dei suoi fondatori Elvira ed Enzo Sellerio, la loro casa editrice, è racchiuso nell’aggettivo a loro dedicato da Leonardo Sciascia, loro amico e primo bestseller: amena. Questo termine significava leggerezza, letterarietà, complicità.
Sellerio, editore siciliano e internazionale
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