editor in tropico

chi mi cerca mi trova… sul Tropico del Libro!

… non aggiorno più questo blog da un po’ perché sono troppo indaffarata sul mio (e non solo mio) primo progetto web:

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Corso di editoria di minimum fax al teatro Valle occupato

Al teatro Valle occupato, sopratutto, si sta creando una scuola.

In primo luogo s’insegna la resistenza allo stato d’illegalità e d’ignoranza in cui il Governo ci ha costretto; questo grazie alla costruzione di dibattiti con esperti di economia, gestione della cosa pubblica, diritto, nel corso di assemblee aperte e partecipate. In secondo luogo, si permette, stimola, e quindi insegna, l’esercizio del pensiero; naturale, forse, che il discorso sul futuro riparta da uno spazio senza tempo come il teatro e insieme da uno spazio totalmente immerso nel contemporaneo come il Valle occupato. In terzo luogo, si sta creando una vera e propria scuola in cui scambiarsi esperienze e competenze che ruotano dentro e intorno alla produzione culturale. Gli occupanti – sempre più autodefiniti “custodi” – del Valle promuovono un’idea di formazione “viva e in divenire, la trasmissione di un sapere incarnato, di un’osmosi tra le discipline”. “Cosa non ci piace della formazione, come è concepita oggi? – spiega Ylenia in assemblea – Il fatto che è elitaria, chiusa e poco umana, c’è poca trasmissione emotiva del sapere”. Continua a leggere su PaeseSera.it →

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Il rischio dell’editing eterno

Il regista Werner Herzog gira i suoi film sempre su pellicola. Non su digitale perché lui vuole avere “solo un pezzetto di carta in cui scrivere qualcosa prima di essere fucilato”. Questo è il rispetto per gli attrezzi del mestiere, tipici dell’artista-artigiano, di cui ha parlato anche Bruno Tognolini. È la consapevolezza che la grandezza sta nel limite, nel riuscire a trascenderlo.

Avere dei limiti e averne la consapevolezza, questa è la condizione necessaria alla creazione artistica. Anche se spesso questa condizione è accompagnata dal tormento, come quello celebre di Michelangelo nel pensar concluse le sue opere.

Torniamo a noi, al mondo della scrittura e della lettura. Leggi il seguito di questo post »

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I mestieri di critica e cura

Due righe dedicate a chi si chiede perché gli editor editino e i critici critichino

critica e cura

I mestieri di “critica e cura”, tra i quali il mestiere di editor, sono (e dovrebbero essere) occupazioni egoperiferiche, che insegnano molto. Il modo migliore per imparare davvero è cercare d’insegnare.

Invece molti chiedono: “Perché invece di fare l’editor non scrivi?”, la stessa cosa si dice dei critici e degli insegnanti: “insegnano quando non sono in grado di fare”. Non è detto che un editor sia in grado di scrivere un romanzo di suo pugno, né un critico teatrale di recitare, né uno scrittore di fare l’editing a un collega, ma questo non toglie niente alla loro professionalità (quando ne hanno una). Troppa gente vuol fare questo e quell’altro! Come se il mestiere di “critico”, solo perché pochi lo sanno svolgere con grazia e intensità, fosse un rifugio di frustrati. Non è così. I frustrati si annidano dove c’è la luce del riflettore, semmai.

Ma ciò che mi preoccupa è l’attacco al concetto stesso di critica. Oggi sembra avere un’unica valenza: negativa. Se ciò che è raro è prezioso, allora chiedetevi come mai una critica a un amico riuscirete a strapparla solo chiedendola con insistenza, mentre un complimento, o il silenzio stampa, li trovate tanto a buon mercato.

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Riscrittura o morte!

Negli anni mi sono accorto che il libro perdeva colpi, era anche sdilinquito e vanesio, dovevo assolutamente riscriverlo. Non bisogna buttare via i sogni solo perché non si è riusciti a raccontarli bene, altrimenti si diventa dei frustrati che disprezzano tutto. Bisogna curarli finché trovano le loro parole adatte, la loro aureola.

Gianni Celati a proposito di Lunario del paradiso (Einaudi 1978, Feltrinelli 1989 e 1996)

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“Io cancello le parole per custodirle”

Io cancello le parole per custodirle,
è un gesto di salvezza.
Le mie tecniche di linguaggio espressivo
mi consentono di sparire
per poi riemergere

(Emilio Isgrò)

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