Risposta: l’immaginazione.
Questo post e la notizia dello sfratto di Bibli sono solo gli ultimi due gridi d’aiuto provenienti dal baratro in cui stanno scivolando le librerie indipendenti.
È molto triste ma voglio dirlo chiaro e tondo: al di là delle leggi che favoriscono la grande distribuzione a discapito delle piccole librerie (soprattutto la legge sul prezzo del libro), questione già ampiamente dibattuta, per me il problema non è tanto la mancanza di lettori-clienti. Il problema è la mancanza di idee.
Una libreria è prima di tutto un esercizio commerciale (altrimenti aprite una associazione culturale senza fini di lucro) e come tale deve essere in grando di costruirsi un business plan sostenibile. Quello che manca alle librerie è una visione prospettica, la capacità di guardare avanti, rinnovandosi.
Il libraio chiuso tra quattro mura in attesa che lo scampanellio della porta dia senso alla sua attività è già defunto. La “spontaneità” imprenditoriale non può più funzionare in un mercato saturo e critico come è l’attuale. Bisogna sapere cosa si fa e bisogna farlo con determinazione. Ma, soprattutto, bisogna assicurarsi di sapere quale sia il valore e il senso di una libreria fisica e indipendente oggi. Se sei un libraio indipendente e credi che sia tua particolare missione quella di “fare cultura” (come dicono da Bibli), allora è meglio che eviti di fare di Melissa P. uno dei tuoi autori di riferimento (come fanno da Bibli).
Insomma, serve un ripensamento radicale del servizio offerto dalla libreria.
Sì, vi chiederete, ma come? La risposta la si trova, se si è imprenditori, oltre che appassionati consiglieri di libri. E un libraio dev’essere entrambe queste cose, o sbaglia mestiere, e dovrebbe provare la strada della promozione tout court.
E se non lo si è? Se non si hanno capacità di visione commerciale e idee di marketing innovative? Non è una colpa, si comincia con tanta buona volontà e poi il proprio lavoro prende la forma del “tirare avanti” finché si riesce. Ma se non ci si vuole arrendere a tale passivo destino, la soluzione è semplice: alleatevi, trovate un socio. Sì, un socio, qualcuno che sprizzi buone idee da tutti i pori e sappia far tintinnare la cassa a ritmo costante.
Una libreria giapponese di cui non ricordo il nome ha trovato il suo el dorado nella vendita di “pacchetti concettuali“: un libro + gadget associati a quel libro. Tanto per fare un esempio (invento perché non ricordo), un libro di Simenon + pipa griffata “La pipa di Simenon, Nome Libreria” + piccolo manabile con aforismi di Simenon, inserito nella custodia della pipa. Questi prodotti associati, danno un senso alla sua liberia, che offre un servizio unico e riconoscibile. Non si tratta di “mercificare” il prodotto culturalmente più significativo di tutti i tempi, ma – semplicemente – di venderlo. E non si tratta di fare questo giochino per tutti i libri, ma solo di attirare il lettore con una potenza immaginativa che ai vari amazon manca e sempre mancherà.
Basta parlarsi addosso, cerchiamo di promuovere la lettura, davvero, a tutti i livelli:
gli scrittori scrivano al di là del proprio naso
gli editori scelgano cosa val la pena pubblicare
gli editor siano il marco polo dell’editore e la levatrice dello scrittore
i librai imparino a vendere oggi
i lettori s’ingegnino a leggere più spesso.
E tutti quanti insieme si conducano nei commenti per dire la propria… un elenco di librerie indipendenti che spicchino per originalità e capacità commerciale per esempio sarebbe graditissima.
Ma… un’ultima cosa, un ragionamento probabilmente assurdo, ma ho bisogno che mi diciate voi perché. Ripensare la libreria. Una libreria è un progetto. Scomponiamolo, sono solo tre pezzi:
1. scelta libri
2. vendita libri
3. restituzione invenduto.
Quindi, in realtà, la libreria non compra i libri, li sceglie e li vende. Da chi li prende? Dal distributore. Non dall’editore direttamente (tranne rarissimi casi). È noto che molti lettori vanno a informarsi in libreria e poi acquistano da retailer online che offrono imbattibile sconto, Amazon in testa. Ma allora tanto varrebbe che la libreria, previo accordo commerciale con i distributori o con un retailer, valorizzasse la fase di selezione e promozione di libri, rendendo poi possibile acquistarli da un retailer online presso il loro negozio. Un servizio utile a quanti (ancora tantissimi) non hanno e mai avranno accesso a internet.
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Amazon non è un distributore, ma un rivenditore. Prende i libri dai distributori delle varie case editrici, i quali distributori, visto la mole di copie che Amazon ordina, fanno ad Amazon prezzi specialissimi.
Ma forse è sbagliato paragonare i negozi online alle librerie reali. Di fatto i negozi online non sono direttamente dei distributori? Possono fare grossi sconti perché la loro filiera è più corta, o sbaglio? Se non sbaglio allora la provocazione di editorintropico non è così azzardata (librerie che si forniscano direttamente da Amazon) anche se comunque per guadagnarci il loro prezzo deve essere più alto di quello di Amazon.
il post è interessante e condivido gran parte di quel che dici, come puoi vedere qui http://bit.ly/mjOnwt
Le catene vincono sulla libreria indipendente perchè offrono anche altro: non solo altri prodotti, ma anche e soprattutto altre occasioni e opportunità. Chi si muove, chi esce dal proprio guscio sopravvive senza snaturare il proprio lavoro. Conta far sentire la propria presenza sul territorio, nella zona in cui si trova il punto vendita in primis. Un punto con due sedie comode su cui sedersi per poter sfogliare un libro senza timori può portare risultati inaspettati. L’accoglienza del cliente, risposte precise e disponibilità possono fare la differenza con la grande distribuzione e le catene dove, si sa, il libraio è più commesso che altro.
E volendo potrebbero anche farne di più di sconto, se non avessero già sbaragliato la concorrenza… Comunque, provo a spiegarti la filiera editore-promotore-distributore-libreria. L’editore produce un libro e il promotore promuove questo libro in fieri nelle librerie attraverso una paginetta con copertina, trama ecc., detta “scheda di lancio”. A seconda del prenotato fatto dalle librerie il distributore acquista con diritto di resa quel tot di copie dall’editore. Quando arrivano queste copie il distributore le consegna alle librerie che le hanno richieste. Le librerie cercano di venderle. Quelle che non vendono le rendono all’editore, tramite il distributore, che a questo punto mette in conto all’editore le copie invendute più il costo di movimentazione e le eventuali penali per una resa eccessiva.
35% . In questo periodo Amazon ha messo il turbo :) . Sconto del 35% ;)
Non ho mai ben capito com’è il circuitio editore/distributore/libreria ma è un meccanismo forse un po’ complesso che porta al non riuscire a rinnovarsi, ecco perché la chiusura di case editrici o di librerie
Esatto esseci, le risorse ci sono, ma vanno sprecate per incapacità e solipsismo imprenditoriale.
è vero, tante librerie, anche le famose libreria indipendenti, sono posti noiosi.
spesso sono pavide, non osano osare fino in fondo, e alla fine in vetrina ci va bruno vespa anche lì.
possibile che esista solo la presentazioncina del libro (spesso pagata dall’autore) per attirare la gente.
che poi non attira per niente.
e fare gruppo, come si prospetta nel post?
si è sempre così restii a fare gruppo, in Italia, come le le sinergie sottraessero invece che aggiungere.
e allora come fare?
se i librai spesso sono niente più che commercianti, che a certe iniziative non saprebbero arrivare?
beh, magari potrebbero delegare anche loro.
pare che sia pieno di giovani brillanti e iperlaureati che vagano per il paese senza trovare posto di lavoro.
qualcuno potrrebbe pensare di utilizzarli in modo creativo in ambiti dove finora non era accaduto.
magari ci si accorge che giova a tutti…